Ogni amico a quattro zampe ha un compito da affrontare nella sua vita. Il compito di Otto è stato quello di insegnare ai suoi “genitori umani” a trovare forza nella vita, a sorridere anche quando la vita si fa dura e a imparare a cogliere tutto ciò che il mondo ci dona. Otto insegna a tutti noi il valore dell’amicizia e della fedeltà.

Come è nata l’avventura di Amici di Otto?

L’avventura di Amici di Otto è nata un po’ per caso… Fin da quando era cucciolo, notai che Otto aveva una spiccata propensione per fare il modello: dietro a un obiettivo diventava un vero e proprio attore, un’abilità innata. Devo dire che sembrava proprio vanitoso (e lo è tutt’ora). A differenza di molti altri cani, Otto si mette in posa ogni qualvolta ci sia un cellulare o una macchina fotografica nei paraggi. Otto, inoltre, si è ammalato da piccolo (lo raccontiamo più avanti) e dopo questo brutto episodio molte delle persone che ci conoscevano e ci sono state vicine in quella brutta vicenda chiedevano aggiornamenti sulla sua salute. In molte ci dissero che avrebbero gradito restare in contatto.

E da quel momento hai iniziato a pubblicare la vita e la quotidianità di Otto?

Sì, ho iniziato a pubblicare sui social le foto di Otto, cosa faceva, se miglioravano le condizioni di salute, come trascorreva i giorni, così tutti potevano seguirlo. Inizialmente pubblicavo tutto sul mio profilo Facebook, poi decisi di aprire una pagina Instagram. Instagram è soprattutto postare foto della tua passione dei tuoi hobbies, mostrare al mondo ciò che maggiormente ami fare: ecco, per me non c’è cosa migliore al mondo che trascorrere il tempo col mio cane, con il mio Ottino.

Perché proprio Amici di Otto?

Perché volevo proprio che tutte le persone che ci seguivano diventassero una vera e propria cerchia di amici, tutti amici di Otto. E fu proprio così! Oggi, dopo due anni, abbiamo veramente creato una cerchia di persone e di amici tutti stretti intorno a Otto. E non soltanto in Italia; siamo riusciti a trovare i fratelli e le sorelle di Otto e con alcuni di loro siamo in contatto costantemente; abbiamo conosciuto nuovi amici, alcuni ormai sono diventanti indispensabili nella nostra vita. Nella pagina pubblichiamo le nostre abitudini, la nostra vita, i nostri cambiamenti, le nostre avventure e le gite, pubblichiamo il nostro amore, pubblichiamo i nostri amici, gli amici di Otto.

Ma voi chi siete?

Chi siamo? Beh, principalmente è Otto. È lui che il protagonista che comunica attraverso le foto e i video ai suoi amici. Fa commenti, racconta in prima persona. Poi ci siamo noi, Debora e Maurizio:.Noi siamo la sua mamma e il suo papà, piccole comparse, io sono anche il suo interprete personale!

Tra le varie razze avete scelto il Golden retriver. È stato casuale oppure è stata una scelta vera e propria?

In realtà è stato un caso, o, come dico io, il fato, il destino. Un giorno il mio compagno mi disse che desiderava un cane. Voleva un bouledogue francese, poi un labrador coloro cioccolato. Io, un po’ spiazzata, gli dissi che doveva essere convinto e che scegliere di prendere un cane non era uno scherzo. Era importante scegliere una razza che fosse un po’ come noi e si adattasse bene al nostro stile di vita in modo che nessuno ostacolasse l’altro. Ad esempio noi abbiamo il gommone e amiamo l’acqua, il mare, nuotare, ma d’inverno la neve e la montagna ci piacciono altrettanto. Quindi gli consigliai alcune razze che per indole avevano queste stesse passioni e scoprii che non conosceva il golden retriver, i patatoni dorati. Guardammo diversi annunci quel pomeriggio, facemmo diverse chiamate e andammo a vedere un’unica cucciolata. Otto si presentò, fece tutto da solo, era il pagliaccetto della cucciolata e noi ci innamorammo subito.

Ci racconti un episodio indimenticabile che hai vissuto con Otto?

Ho tanti episodi scolpiti nella mente, ma quello che in assoluto resterà indelebile, forse perché la paura fu tanta, è stato quando si ammalò. Furono giorni, furono giorni terribili, non ricordo di aver mai pianto così tanto. Ma c’è stato un attimo in tutta questa tristezza che in realtà è stato luce, amore, l’amore quello vero.

Una brutta malattia?

La cartella clinica di Otto metteva in luce una situazione davvero drammatica. Secondo i medici non avrebbe passato la notte. Sono stata con lui soltanto per un’ora, la più straziante che io abbia mai trascorso. Mi misi a terra accanto a lui, presi le sue zampe fra le mie mani e iniziai a parlare. Notai che la dottoressa ci lasciò da soli uscendo in lacrime anche lei, gli dissi che ero io, la sua mamma, che mi mancava terribilmente, che la mia vita improvvisamente era diventata vuota senza di lui, gli dissi che c’erano i suoi pupazzi a casa che lo aspettavano, c’era papà, gli dissi che papà stava soffrendo tanto e che lo amava immensamente. Gli dissi che dovevamo tornare fuori a giocare e a stare tutti bene e che doveva fare ancora il suo primo tuffo dal gommone.

E Otto reagì?

Gli dissi che se avessi potuto prendere tutto il suo male e trasferirlo a me l’avrei fatto, avrei voluto solo vederlo ridere, correre e giocare come un cucciolo di sei mesi, che era ingiusto tutto ciò che gli stava succedendo, gli dissi che doveva sconfiggere quel male e buttarlo fuori. “Solo tu puoi farlo Otto! Prendilo e mandalo via, prendilo e mandalo via, reagisci! Reagisci, cavolo!” Lui era stretto a me, le lacrime mi scorrevano in volto. Capii che mi aveva sentito, che capiva e sentiva la mia presenza.

E in quel momento gli hai fatto una promessa…

Lo pregai, lo pregai di tornare con me e gli feci una promessa, che io so che desiderava tanto. Sarebbe stato il nostro piccolo segreto, ma doveva guarire e tutto si sarebbe avverato! Durante la notte non chiusi occhio, restai immobile davanti alla tv, la mia testa era in blocco. Nessuno si fece vivo. Alle 7:30 chiamai e mi dissero di richiamare alle 9.00 che mi avrebbero dato il referto dell’emocromo. “È vivo” pensai. Aspettai le 9 “i globuli bianchi sono saliti a 6000” “6000?! Davvero?” All’una erano diventati 10mila, stava reagendo, mi aveva ascoltato. Venne dimesso. L’incubo durò ancora per due mesi, ma era a casa, era con me, con noi, insieme.

Cosa ti ha insegnato Otto?

A reagire, ad avere forza nell’affrontare la vita, a capire l’essenza delle cose importanti. Piangere? Mai! Otto mi ha insegnato proprio questo: a sorridere sempre, a godere la vita! Perché sì, Otto la vita se la gode. Lo vedo come assapora la sabbia, l’acqua, l’erba sotto le sue zampe, o come odora l’aria, con quelle orecchie al vento. In quei momenti fa lunghi sospiri come a dire: “ahhh, sììì… il profumo della vita”.