Prima ancora della nascita dell’agricoltura, un evento eccezionale ha caratterizzato i millenni di storia dell’uomo raccoglitore e cacciatore: l’addomesticamento del lupo, attraverso un processo di coevoluzione e di convivenza con l’uomo, la progressiva perdita di aggressività selvaggia e l’aumento di docilità, che hanno creato il miracolo, che è sotto i nostri occhi, dell’attuale comunione tra uomo e cane.

Il lupo originario si è modificato e trasformato in decine di razze diverse di cani che si sono specializzati in funzioni utili alla difesa e alla compagnia dell’uomo. Questa umanizzazione del cane si attua nella comunicazione diretta tra uomo e animale attraverso la comprensione del linguaggio dei segni, dei toni di voce e delle espressioni del volto e del corpo. La comunione con l’uomo ha trasformato un animale simbolo di aggressività come il lupo in un essere docile e comprensivo, premuroso e fedele: quasi umano.

Ciò che non è avvenuto è l’opposto: l’uomo, il grande dominatore della terra e del tempo, continua anche oggi a non imparare la lezione del suo amico cane. Il poeta Salvatore Quasimodo lo interpella con queste parole: “Sei ancora quello della pietra, uomo del mio tempo” e il commediografo latino Plauto e, più tardi, il filosofo Thomas Hobbes, in modo più coerente con il nostro tema, parlano di “homo homini lupus”: dopo decine di migliaia di anni con le sue guerre, le sue rivalità, l’egoismo e le ingiustizie “l’uomo è un lupo per l’uomo”, per gli altri uomini: quasi disumano.

Ph: Sebastian Magnani